..............NUOVA PAGINA: I SANTI

SAN GIOVANNI BOSCO

si ricorda il 31 gennaio

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San Giovanni Bosco nacque il 16 agosto del 1815 in una famiglia contadina, residente in una modesta cascina situata in località “I Becchi”, una frazione collinare di Castelnuovo d’Asti, l’odierna Castelnuovo Bosco.

Rimase orfano di padre a soli due anni e la madre Margherita, poichè erano anni di particolare miseria, dovette lottare molto per tirare su i tre figli, lavorando duramente nei campi.

All’età di nove anni, Giovanni fece il primo sogno rivelazione, che insieme a quelli avuti successivamente, fu fonte per lui di grande ispirazione, una guida per la strada da seguire e renderlo portatore di profezie rivolte alle singole persone, alla comunità e ai suoi amatissimi giovani, oltre che alla Congregazione Salesiana e alla Chiesa.

Prendendo esempio da San Francesco di Sales, la sua metodologia educativa e apostolica si basa su un umanesimo cristiano che ricava motivazioni ed energie dalle sorgenti della sapienza evangelica.

Fu il fondatore della congregazione dei Salesiani e, unitamente a Santa Maria Mazzarello, di quella delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Tra i più bei frutti dei suo insegnamenti ci fu San Domenico Savio che, a soli 15 anni, aveva imparato la sua lezione affermando che “noi, qui, alla scuola di Don Bosco, facciamo consistere la santità nello stare molto allegri e nell’adempimento perfetto dei nostri doveri”.

Giovanni Bosco venne dichiarato Santo al termine dell’anno della Redenzione, nel giorno di Pasqua del 1934.

Il 31 gennaio 1988 fu Giovanni Paolo II a dichiararlo Padre e Maestro della gioventù, stabilendo che, forte di tale titolo, egli venga onorato e glorificato, soprattutto da quanti si ritengono suoi figli spirituali.

Frasi celebri San Giovanni Bosco

– Tenete a memoria, che la solita parola equivoca considerata innocua può portare ad un comportamento scorretto.

– Se vuoi farti buono, pratica queste tre cose e tutto andrà bene: allegria, studio, preghiera. E’ questo il grande programma per vivere felice, e fare molto bene all’anima tua e agli altri.

– Guai a chi lavora aspettando le lodi del mondo: il mondo è un cattivo pagatore e paga sempre con l’ingratitudine.

– Il migliore consiglio è di fare bene quanto possiamo e poi non aspettarci la ricompensa dal mondo ma da Dio solo.

– Tutti hanno bisogno della Comunione: i buoni per mantenersi buoni e i cattivi per farsi buoni.

– I due sostegni più forti per sostenervi e camminare per la strada del Cielo sono i Sacramenti della Confessione e Comunione. Perciò guardate come gran nemico dell’anima vostra chiunque cerca di allontanarvi da questi due Sacramenti.

– Con le opere di carità ci chiudiamo le porte dell’inferno e ci apriamo il paradiso.

– In ognuno di questi ragazzi, anche il più disgraziato, v’è un punto accessibile al bene. Compito di un educatore è trovare quella corda sensibile e farla vibrare.

– Tutti dobbiamo portare la croce come Gesù, e la nostra croce sono le sofferenze che tutti incontriamo nella vita.

– Vicino o lontano io penso sempre a voi. Un solo è il mio desiderio, quello di vedervi felici nel tempo e nell’eternità.

– Ricordatevi, che ogni cristiano è tenuto di mostrarsi propositivo verso il prossimo, e che nessuna predica è più vera del buon esempio.

– La prima felicità di un fanciullo è sapersi amato.

– Fare il bene senza comparire. La violetta sta nascosta ma si conosce e si trova grazie al suo profumo.

– Quando si tratta di qualche cosa che riguarda la grande causa del bene, don Bosco vuol essere sempre all’avanguardia del progresso.

– Noi facciamo consistere la Santità nello stare sempre allegri e fare sempre e bene il nostro dovere.

– Amate ciò che amano i giovani, affinché essi amino ciò che amate voi.

– La prima felicità di un fanciullo è sapersi amato.

– Sarà sempre per voi una bella giornata quando vi riesce di vincere coi benefici un nemico e farvi un amico.

– La gioia è la più bella creatura uscita dalle mani di Dio dopo l’amore.

– È quasi impossibile andare a Gesù se non ci si va per mezzo di Maria.

– Tenete a memoria, che la solita parola che usa il demonio quando vuole spingerci al male è: Oh! è niente!

– Tu non devi essere un predicatore, ma hai una maniera efficacissima per predicare: il buon esempio.

– Non mandate a domani il bene che potete fare oggi, perché forse domani non avrete più tempo.

– Basta che voi siate giovani perché io vi ami assai.

– Sento, o cari miei, il peso della mia lontananza da voi e il non vedervi e il non sentirvi mi cagiona pena.

– Chi prega si occupa della cosa più importante di tutte.

– È una vera festa per don Bosco il poter prendere cura delle anime dei suoi giovani. Aspetto tutti i miei giovani in Paradiso.

– L’essere buono non consiste nel non commettere mancanza alcuna, ma nello avere volontà di emendarsi.

– Dalla buona o cattiva educazione della gioventù dipende un buon o triste avvenire della società.

– Il migliore consiglio si è di fare bene quanto possiamo e poi non aspettarci la mercede dal mondo ma da Dio solo.

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IL SOGNO DELLE DUE COLONNE

Tra i sogni di Don Bosco, uno dei più noti è quello conosciuto con il titolo di «Sogno delle due colonne». Lo raccontò la sera del 30 maggio 1862.
«Figuratevi — disse — di essere con me sulla spiaggia del mare, o meglio sopra uno scoglio isolato, e di non vedere attorno a voi altro che mare. In tutta quella vasta superficie di acque si vede una moltitudine innumerevole di navi ordinate a battaglia, con le prore terminate a rostro di ferro acuto a mo’ di strale. Queste navi sono armate di cannoni e cariche di fucili, di armi di ogni genere, di materie incendiarie e anche di libri. Esse si avanzano contro una nave molto più grande e alta di tutte, tentando di urtarla con il rostro, di incendiarla e di farle ogni guasto possibile.
A quella maestosa nave, arredata di tutto punto, fanno scorta molte navicelle che da lei ricevono ordini ed eseguono evoluzioni per difendersi dalla flotta avversaria. Ma il vento è loro contrario e il mare agitato sembra favorire i nemici.
In mezzo all’immensa distesa del mare si elevano dalle onde due robuste colonne, altissime, poco distanti l’una dall’altra. Sopra di una vi è la statua della Vergine Immacolata, ai cui piedi pende un largo cartello con questa iscrizione: “AUXILIUM CHRISTIANO RUM”; sull’altra, che è molto più alta e grossa, sta un’OSTIA di grandezza proporzionata alla colonna, e sotto un altro cartello con le parole: “SALUS CREDENTIUM”.
Il comandante supremo della grande nave, che è il Romano Pontefice, vedendo il furore dei nemici e il mal partito nel quale si trovano i suoi fedeli, convoca intorno a sé i piloti delle navi secondarie per tenere consiglio e decidere sul da farsi. Tutti i piloti salgono e si adunano intorno al Papa. Tengono consesso, ma infuriando sempre più la tempesta, sono rimandati a governare le proprie navi.
Fattasi un po’ di bonaccia, il Papa raduna intorno a sé i piloti per la seconda volta, mentre la nave capitana segue il suo corso. Ma la burrasca ritorna spaventosa.
Il Papa sta al timone e tutti i suoi sforzi sono diretti a portare la nave in mezzo a quelle due colonne, dalla sommità delle quali tutto intorno pendono molte ancore e grossi ganci attaccati a catene.
Le navi nemiche tentano di assalirla e farla sommergere: le une con gli scritti, con i libri, con materie incendiarie, che cercano di gettare a bordo; le altre con i cannoni, con i fucili, con i rostri. Il combattimento si fa sempre più accanito; ma inutili riescono i loro sforzi: la grande nave procede sicura e franca nel suo cammino. Avviene talvolta che, percossa da formidabili colpi, riporta nei suoi fianchi larga e profonda fessura, ma subito spira un soffio dalle due colonne e le falle si richiudono e i fori si otturano.
Frattanto i cannoni degli assalitori scoppiano, i fucili e ogni altra arma si spezzano, molte navi si sconquassano e si sprofondano nel mare. Allora i nemici, furibondi, prendono a combattere ad armi corte: con le mani, con i pugni e con le bestemmie.
A un tratto il Papa, colpito gravemente, cade. Subito è soccorso, ma cade una seconda volta e muore. Un grido di vittoria e di gioia risuona tra i nemici; sulle loro navi si scorge un indicibile tripudio.
Senonché, appena morto il Papa, un altro Papa sottentra al suo posto. I piloti radunati lo hanno eletto così rapidamente che la notizia della morte del Papa giunge con la notizia della elezione del suo successore. Gli avversari cominciano a perdersi di coraggio.
Il nuovo Papa, superando ogni ostacolo, guida la nave in mezzo alle due colonne, quindi con una catenella che pende dalla prora la lega a un’ancora della colonna su cui sta l’Ostia, e con un’altra catenella che pende a poppa la lega dalla parte opposta a un’altra ancora che pende dalla colonna su cui è collocata la Vergine Immacolata.
Allora succede un gran rivolgimento: tutte le navi nemiche fuggono, si disperdono, si urtano, si fracassano a vicenda. Le une si affondano e cercano di affondare le altre, mentre le navi che hanno combattuto valorosamente con il Papa, vengono anch’esse a legarsi alle due colonne. Nel mare ora regna una grande calma».

san giovanni della croce

si ricorda il 14 dicembre

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Fontiveros, Spagna, c. 1540/2 - Ubeda, Spagna, 14 dicembre 1591

Sembra sia nato nel 1540, a Fontiveros (Avila, Spagna). Rimase orfano di padre e dovette trasferirsi con la mamma da un luogo all'altro, mentre portava avanti come poteva i suoi studi. A Medina, nel 1563, vestì l'abito dei Carmelitani. Ordinato sacerdote nel 1567 dopo gli studi di filosofia e teologia fatti a Salamanca, lo stesso anno si incontrò con santa Teresa di Gesù, la quale da poco aveva ottenuto dal priore generale Rossi il permesso per la fondazione di due conventi di Carmelitani contemplativi (poi detti Scalzi), perchè fossero di aiuto alle monache da lei istituite. Il 28 novembre 1568 Giovanni fece parte del primo nucleo di riformati a Duruelo, cambiando il nome di Giovanni di San Mattia in quello di Giovanni della Croce. Vari furono gli incarichi entro la riforma. Dal 1572 al 1577 fu anche confessore-governatore del monastero dell'Incarnazione di Avila. Venne erroneamente incolpato e incarcerato per otto mesi per un incidente interno al monastero. Fu in carcere che scrisse molte delle sue poesie. Morì a 49 anni tra il 13 e il 14 dicembre 1591 a Ubeda. (Avvenire)

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Due tappe per crescere

È stato ed è un maestro di mistica perché fu lui stesso, nelle vicende gioiose e tristi della sua vita, un mistico. La fatica della salita del monte del Signore e la notte oscura delle difficoltà spirituali in questa aspra ascesa Giovanni le conosceva per esperienza. Ora, da essa arricchito e maturato, la proponeva agli altri, a noi.

Per Giovanni della Croce l’uomo è essenzialmente un essere in cammino, in perenne ricerca: di Dio naturalmente, essendo stato fatto da Lui e per Lui. Questo ritorno verso Dio egli lo immagina come la salita di una montagna, il Monte Carmelo, che rappresenta simbolicamente la vetta mistica, cioè Dio stesso nel suo amore e nella sua gloria. Per arrivare alla meta che è l’unione d’amore trasformante con Dio (o santità cristiana) l’uomo deve affrontare con coraggio e pazienza le due fasi o tappe, della educazione dei sensi (notte dei sensi) e del rinnovamento del proprio spirito (notte dello spirito) ambedue esperienze misteriose e dolorose di spoliazione interiore.

Con la notte dei sensi (attraverso un duro ed esigente impegno ascetico) l’anima si libera dall’attaccamento disordinato catturante e spiritualmente paralizzante delle cose sensibili, dal modo di giudicare e di scegliere basati sul proprio egoismo e sul proprio interesse immediato, sull’utilitarismo quotidiano nei rapporti interpersonali, sulle comodità di ogni genere e sull’abbondanza superba e gaudente. L’uomo dei sensi e quello totalmente prigioniero di un’unica prospettiva, quella terrena, difficilmente capirà le esigenze di Dio e del Vangelo.

Con la notte dello spirito invece ci si affranca dalle false certezze e dai falsi assoluti della propria intelligenza, affidandosi così totalmente e liberamente a Dio, attraverso l’esercizio delle virtù teologali, quali la fede e la speranza in Cristo, e la carità verso Dio e il prossimo. Si tratta del passaggio doloroso e lungo tanto che può durare tutta la vita dall’uomo “vecchio” all’uomo “nuovo”, da quello “terreno” a quello “spirituale”, da quello mosso dall’egoismo (la carne) a quello sospinto e motivato dallo Spirito, di cui parla San Paolo: un morire per rinascere in Cristo.

Farsi nulla per Dio per essere tutto in Lui

Giovanni della Croce parla di rinunce, di lasciare tutto, di nulla (quali sono le cose rispetto a Dio), di salita, di notte oscura, tutta una terminologia che caratterizza la vita spirituale secondo lui come un lavoro (di auto correzione e autocontrollo nelle proprie azioni e decisioni), un impegno serio, una fatica dura, una ascesi costosa, graduale e continua... che non si può realizzare dall’oggi al domani. Giovanni della Croce non comprende (e scoraggia) quelli che “scalpitano tanto... che vorrebbero essere santi in un giorno”. Non è possibile. Allora come oggi. Egli afferma che se l’anima vuole il Tutto (Dio), deve impegnarsi a lasciare tutto e a voler essere niente:

“Per giungere dove non sei, devi passare per dove non sei. Per giungere a possedere tutto, non volere possedere niente. Per giungere ad essere tutto, non volere che essere niente”.

Naturalmente per Giovanni la parola più importante in questo discorso spirituale non è rinuncia ma amore. Per lui non si tratta tanto di lasciare o rinunciare a qualcosa ma di amare Qualcuno. Egli invita a lasciare amori piccoli per un amore più grande anzi per l’Amore Totale che è Dio Trinità. Amore è la parola decisiva: amore di Dio per noi, amore della creatura per Dio, visto come risposta alla nostra ricerca di amore, fino a consumarsi nel Dio Amore (unione sponsale o mistica). E Giovanni della Croce si è consumato nell’amore per Dio Amore fino alla fine 

ASSOMIGLIARE SEMPRE DI PIU' A CRISTO

“Per riuscire ad essere tutto cercate di essere niente in niente.”

San Giovanni della Croce

san martino di tours

si ricorda l'11 novembre

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San Martino di Tours Vescovo

Sabaria (ora Szombathely, Ungheria), 316-317 - Candes (Indre-et-Loire, Francia), 8 novembre 397

Nasce in Pannonia (oggi in Ungheria) a Sabaria da pagani. Viene istruito sulla dottrina cristiana ma non viene battezzato. Figlio di un ufficiale dell'esercito romano, si arruola a sua volta, giovanissimo, nella cavalleria imperiale, prestando poi servizio in Gallia. È in quest'epoca che si colloca l'episodio famosissimo di Martino a cavallo, che con la spada taglia in due il suo mantello militare, per difendere un mendicante dal freddo. Lasciato l'esercito nel 356, già battezzato forse ad Amiens, raggiunge a Poitiers il vescovo Ilario che lo ordina esorcista (un passo verso il sacerdozio). Dopo alcuni viaggi Martino torna in Gallia, dove viene ordinato prete da Ilario. Nel 361 fonda a Ligugé una comunità di asceti, che è considerata il primo monastero databile in Europa. Nel 371 viene eletto vescovo di Tours. Per qualche tempo, tuttavia, risiede nell'altro monastero da lui fondato a quattro chilometri dalla città, e chiamato Marmoutier. Si impegna a fondo per la cristianizzazione delle campagne. Muore a Candes nel 397. (Avvenire)

 La leggenda così dice : “Un giorno d`autunno, l’11 novembre probabilmente, mentre usciva a cavallo da una delle porte della città francese di Amiens, dove viveva, vide un povero, mezzo nudo e tremante per il freddo. Martino si impietosì e sguainò la spada, tagliò il suo bel mantello di lana e ne diede la metà al povero. Immediatamente il sole si mise a scaldare come in estate. Per questo motivo, si chiama l`estate di San Martino quel periodo agli inizi di novembre in cui spesso accade che la temperatura si faccia più mite”. In effetti la tradizione vuole che, più per una logica legata a ragioni meteo climatiche, che per credenze popolari, il giorno di San Martino è quasi ogni anno una bella giornata di sole negli ultimi secoli sfruttata dalle famiglie contadine,  per traslocare le aziende a termine della stagione agricola, secondo le regole della mezzadria. Questa usanza si è consolidata, a tal punto che nel lessico dialettale di provincia, il trasloco viene detto “san martino”.

Il “cristero” 14enne José

Il 22 gennaio papa Francesco ha firmato il decreto che riconosce un miracolo al giovane José Sanchez del Rio, autorizzando così la sua canonizzazione. Il 14enne messicano è morto martire nel 1928 durante la rivolta dei “cristeros”, che si opposero alle persecuzioni anticattoliche ordinate dall’allora presidente del Messico imbracciando le armi.

«VIVA CRISTO RE!». Il giovane si era unito alla rivoluzione per amore di Cristo Re e della Madonna di Guadalupe. Troppo piccolo per combattere, era diventato il portabandiera di quello strano esercito. Il 6 febbraio 1928, nella cruenta battaglia di Cotija, venne catturato dall’esercito governativo. I soldati gli offrirono la liberazione e ogni bene, chiedendogli in cambio di rinnegare la sua fede. Davanti al suo rifiuto, il 10 febbraio alle 23, lo torturarono e lo portarono al cimitero. Qui gli chiesero per l’ennesima volta di rinnegare la sua fede, ma il giovane continuò a gridare «Viva Cristo Re!». Infastiditi dalla sua ostinazione, lo accoltellarono alla schiena e lo finirono con un colpo di pistola

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santo dal 16 ottobre 2016

santa teresa di Gesù Bambino (DI LISIEUX O sANTA tERESINA)

Alençon (Francia), 2 gennaio 1873 - Lisieux, 30 settembre 1897

SI RICORDA IL 1° OTTOBRE

La Francia dell'Ottocento è il primo paese d'Europa nel quale cominciò a diffondersi la convinzione di poter fare a meno di Dio, di poter vivere come se egli non esistesse. Proprio nel paese d'Oltralpe, tuttavia, alcune figure di santi, come Teresa di Lisieux, ricordarono che il senso della vita è proprio quello di conoscere e amare Dio. Teresa nacque nel 1873 in un ambiente profondamente credente. Di recente anche i suoi genitori sono stati dichiarati beati. Ella ricevette, dunque, una educazione profondamente religiosa che presto la indusse a scegliere la vita religiosa presso il carmelo di Lisieux. Qui ella si affida progressivamente a Dio. Su suggerimento della superiora tiene un diario sul quale annota le tappe della sua vita interiore. Scrive nel 1895: «Il 9 giugno, festa della Santissima Trinità, ho ricevuto la grazia di capire più che mai quanto Gesù desideri essere amato». All'amore di Dio Teresa vuol rispondere con tutte le sue forze e il suo entusiasmo giovanile. Non sa, però, che l'amore la condurrà attraverso la via della privazione e della tenebra. L'anno successivo, il 1896, si manifestano i primi segni della tubercolosi che la porterà alla morte. Ancor più dolorosa è l'esperienza dell'assenza di Dio. Abituata a vivere alla sua presenza, Teresa si trova avvolta in una tenebra in cui Le è impossibile vedere alcun segno soprannaturale. Vi è, però, un'ultima tappa compiuta dalla santa. Ella apprende che a lei, piccola, è affidata la conoscenza della piccola via, la via dell'abbandono alla volontà di Dio. La vita, allora, diviene per Teresa un gioco spensierato perché anche nei momenti di abbandono Dio vigila ed è pronto a prendere tra le sue braccia chi a Lui si affida.

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LA SUA VOCAZIONE NEL MONDO: AMARE!

FRASI DI SANTA TERESINA

la Santa "delle rose e del sorriso" modellò con fortezza la sua esistenza sul santo Vangelo, imprimendo di puro eroismo gli atti più ordinarie comuni, credendo alla parola del Maestro che il regno dei cieli è dei piccoli e di coloro che ad essi si fanno simili.

- La perfezione consiste nel fare la volontà di Dio, nell'essere come vuole lui.

- Sulla terra non bisogna attaccarsi a nulla, neppure alle cose più semplici e innocenti, perché ci vengono a mancare quando meno ci si pensa. Non c'è che l'eterno che ci può contentare.

- Allo stesso modo in cui il sole illumina i grandi cedri ed i piccoli fiori da niente come se ciascuno fosse unico al mondo, così nostro Signore si occupa di ciascun'anima con tanto amore, quasi fosse la sola ad esistere. E come nella natura le stagioni tutte sono regolate in modo da far sbocciare nel giorno stabilito la pratolina più umile, così tutto risponde al bene di ciascun'anima.

- Quant'è grande la nostra anima! Eleviamoci al di sopra di ciò che passa, teniamoci a distanza dalla terra. Più in alto l'aria è pura. Gesù si nasconde, ma si sa che non è lontano.

- Il Signore proporziona le prove alle forze che ci dà.

- La gloria vera è quella che durerà eterna e per arrivare ad essa non è necessario compiere opere sfolgoranti, bensì nascondersi e praticar la virtù si che la mano sinistra ignori ciò che fa la destra (Mt. 6, 3).

- Come ho compassione delle anime che si perdono! È così facile smarrirsi nei sentieri fioriti di questo mondo!
- E’ meglio parlare a Dio che di Dio: si mescola tanto amor proprio nelle conversazioni spirituali!

- Gesù fece di me un pescatore di uomini: sentii un desiderio grande di lavorare alla conversione dei peccatori. Sentii che la carità mi entrava nel cuore, col bisogno di dimenticare me stessa per far piacere agli altri; e da allora fui felice.

- Gesù brucia d'amore per noi. Contempla il suo volto adorabile! Contempla i suoi occhi spenti e abbassati! Contempla le sue piaghe! Contempla il suo volto! Là vedrai quanto ci ama.

- Non c'illudiamo di poter amare senza soffrire, senza soffrire molto. Tale è la nostra povera natura e non per nulla! È la nostra ricchezza, il nostro guadagno d'ogni giorno. È così preziosa che Gesù è venuto sulla terra apposta per questo: per possederla.

- La grandezza vera si trova nell'anima e non nel nome. Colui che avrà voluto essere il più povero in terra, il più dimenticato per amore di Gesù, proprio lui sarà il primo in cielo, più nobile e più ricco di tutti gli altri.

- L'anima semplice e dritta non vede male in nulla, poiché in realtà il male esiste soltanto nei cuori impuri e non negli oggetti insensibili.

- La gioia non la troviamo negli oggetti che ci stanno intorno, bensì nel profondo dell'anima. Possiamo averla in una prigione altrettanto bene che in un palazzo. La prova è che io sono più felice nel Carmelo, anche tra prove intime ed esteriori, che nel mondo, circondata dalle comodità della vita e soprattutto dalle dolcezze del focolare paterno.

- Il Signore è più tenero di una madre.

- Non conosco altro mezzo per giungere alla perfezione fuorché l'amore. Amare! È per questo che è fatto il nostro cuore. Qualche volta cerco un'altra parola per esprimere l'amore, ma in questa terra di esilio le parole sono impotenti a rendere tutte le vibrazioni dell'anima. Così è necessario attenersi a quest'unica parola: amare!

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SANTA TERESINA NELLA CHIESA DEL CARMINE

MADRE TERESA DI CALCUTTA

CANONIZZAZIONE .......4 SETTEMBRE 2016

COME SANTA

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LA VITA

Gonxha (Agnese) Bojaxhiu, la futura Madre Teresa, è nata il 26 agosto 1910 a Skopje (ex Jugoslavia).

Fin da piccola riceve un'educazione fortemente cattolica dato che la sua famiglia, di cittadinanza albanese, era profondamente legata alla religione cristiana.

Già verso il 1928, Gonxha sente di essere attratta verso la vita religiosa, cosa che in seguito attribuirà ad una "grazia" fattale dalla Madonna. Presa dunque la fatidica decisione, è accolta a Dublino dalle Suore di Nostra Signora di Loreto, la cui Regola si ispira al tipo di spiritualità indicato negli "Esercizi spirituali" di Sant'Ignazio di Loyola. Ed è proprio grazie alle meditazioni sviluppate sulle pagine del santo spagnolo che Madre Teresa matura il sentimento di voler «aiutare tutti gli uomini».

Gonxha è attirata dunque irresistibilmente dalle missioni. La Superiora la manda quindi in India, a Darjeeling, città situata ai piedi dell'Himalaia, dove, il 24 maggio 1929, ha inizio il suo noviziato. Dato che l'insegnamento è la vocazione principale delle Suore di Loreto, lei stessa intraprende questa attività, in particolare seguendo le bambine povere del posto. Parallelamente porta avanti i suoi studi personali per poter ottenere il diploma di professoressa.

Il 25 maggio 1931, pronuncia i voti religiosi e assume da quel momento il nome di Suor Teresa, in onore di Santa Teresa di Lisieux. Per terminare gli studi, viene mandata, nel 1935, presso l'Istituto di Calcutta, capitale sovrappopolata ed insalubre del Bengala. Ivi, essa si trova confrontata di colpo con la realtà della miseria più nera, ad un livello tale che la lascia sconvolta

Stando alle cronache, il 10 settembre 1946, mentre sta pregando, Suor Teresa percepisce distintamente un invito di Dio a lasciare il convento di Loreto per consacrarsi al servizio dei poveri, a condividere le loro sofferenze vivendo in mezzo a loro. Si confida con la Superiora, che la fa aspettare, per mettere alla prova la sua ubbidienza. In capo ad un anno, la Santa Sede la autorizza a vivere fuori della clausura. Il 16 agosto 1947, a trentasette anni, Suor Teresa indossa per la prima volta un "sari" (veste tradizionale delle donne indiane) bianco di un cotonato grezzo, ornato con un bordino azzurro, i colori della Vergine Maria. Sulla spalla, un piccolo crocifisso nero. Quando va e viene, porta con sé una valigetta contenente le sue cose personali indispensabili, ma non denaro. Madre Teresa non ha mai chiesto denaro né ne ha mai avuto. Eppure le sue opere e fondazioni hanno richiesto spese notevolissime! Lei attribuiva questo "miracolo" all'opera della Provvidenza...

Nel 1950, Papa Pio XII autorizza ufficialmente la nuova istituzione, denominata "Congregazione delle Missionarie della Carità".

Nel 1954, Madre Teresa crea il "Centro di speranza e di vita" per accogliervi i bambini abbandonati. In realtà, quelli che vengono portati lì, avvolti in stracci o addirittura in pezzi di carta, non hanno che poca speranza di vivere. Madre Teresa è animata, in tutte le sue azioni, dall'amore di Cristo, dalla volontà di «fare qualcosa di bello per Dio», al servizio della Chiesa. "Essere cattolica ha per me un'importanza totale, assoluta - dice - Siamo a completa disposizione della Chiesa. Professiamo un grande amore, profondo e personale, per il Santo Padre... Dobbiamo attestare la verità del Vangelo, proclamando la parola di Dio senza timore, apertamente, chiaramente, secondo quanto insegna la Chiesa".

"Il lavoro che realizziamo è, per noi, soltanto un mezzo per concretizzare il nostro amore di Cristo... Siamo dedite al servizio dei più poveri dei poveri, vale a dire di Cristo, di cui i poveri sono l'immagine dolorosa... Gesù nell'eucaristia e Gesù nei poveri, sotto le specie del pane e sotto le specie del povero, ecco quel che fa di noi delle Contemplative nel cuore del mondo".

Nel corso degli anni 60, l'opera di Madre Teresa si estende a quasi tutte le diocesi dell'India. Nel 1965, delle Religiose se ne vanno nel Venezuela. Nel marzo del 1968, Paolo VI chiede a Madre Teresa di aprire una casa a Roma. Dopo aver visitato i sobborghi della città ed aver constatato che la miseria materiale e morale esiste anche nei paesi "sviluppati", essa accetta. Nello stesso tempo, le Suore operano nel Bangladesh, paese devastato da un'orribile guerra civile. Numerose donne sono state stuprate da soldati: si consiglia a quelle che sono incinte, di abortire. Madre Teresa dichiara allora al governo che lei e le sue Suore adotteranno i bambini, ma che non bisogna, a nessun costo, "che a quelle donne, che avevano soltanto subito la violenza, si facesse poi commettere una trasgressione che sarebbe rimasta impressa in esse per tutta la vita". Madre Teresa ha infatti sempre lottato con una grande energia contro qualsiasi forma di aborto.

Nel 1979 le viene assegnato il riconoscimento più prestigioso: il Premio Nobel per la Pace. Tra le motivazioni è indicato il suo impegno per i più poveri, tra i poveri, e il suo rispetto per il valore e la dignità di ogni singola persona. Madre Teresa nell'occasione rifiuta il convenzionale banchetto cerimoniale per i vincitori, e chiede che i 6.000 dollari del premio vengano destinati ai bisognosi di Calcutta, che con tale somma possono ottenere aiuti per un anno intero.

Negli anni '80, l'Ordine fonda, in media, quindici nuove case all'anno. A partire dal 1986, si insedia nei paesi comunisti, fino allora vietati ai missionari: l'Etiopia, lo Yemen Meridionale, l'URSS, l'Albania, la Cina.

Nel marzo del 1967, l'opera di Madre Teresa si è arricchita di un ramo maschile: la "Congregazione dei Frati Missionari". E, nel 1969, è nata la Fraternità dei collaboratori laici delle Missionarie della Carità.

Chiestole da più parti di dove le venisse la sua straordinaria forza morale, Madre Teresa ha spiegato: "Il mio segreto è infinitamente semplice. Prego. Attraverso la preghiera, divento una cosa sola nell'amore con Cristo. PregarLo, è amarLo". Inoltre, Madre Tersa ha anche spiegato come l'amore sia indissolubilmente unito alla gioia: "La gioia è preghiera, perché loda Dio: l'uomo è creato per lodare. La gioia è la speranza di una felicità eterna. La gioia è una rete d'amore per catturare le anime. La vera santità consiste nel fare la volontà di Dio con il sorriso".

Tante volte Madre Teresa, rispondendo a giovani che manifestavano il desiderio di andarla ad aiutare in India, ha risposto di rimanere nel loro paese, per esercitarvi la carità nei riguardi dei "poveri" del loro ambiente abituale. Ecco alcuni suoi suggerimenti: "In Francia, come a New York e dovunque, quanti esseri hanno fame di esser amati: è una povertà terribile, questa, senza paragone con la povertà degli Africani e degli Indiani... Non è tanto quanto si dà, ma è l'amore che mettiamo nel dare che conta... Pregate perché ciò cominci nella vostra propria famiglia. I bambini non hanno spesso nessuno che li accolga, quando tornano da scuola. Quando si ritrovano con i genitori, è per sedersi davanti alla televisione, e non scambiano parola. È una povertà molto profonda... Dovete lavorare per guadagnare la vita della vostra famiglia, ma abbiate anche il coraggio di dividere con qualcuno che non ha ? forse semplicemente un sorriso, un bicchier d'acqua -, di proporgli di sedersi per parlare qualche istante; scrivete magari soltanto una lettera ad un malato degente in ospedale...".

Dopo varie degenze in ospedale, Madre Teresa si è spenta a Calcutta, il 5 settembre 1997, suscitando commozione in tutto il mondo.

Il 20 dicembre 2002 papa Giovanni Paolo II ha firmato un decreto che riconosce le virtù eroiche della "Santa dei Poveri", iniziando di fatto il processo di beatificazione più rapido nella storia delle "cause" dei santi.

Nella settimana che celebrava i suoi 25 anni di pontificato, il 19 ottobre 2003, papa Giovanni Paolo II ha presieduto la beatificazione di madre Teresa davanti a un'emozionata folla di trecentomila fedeli.

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PREGHIERA

Il Meglio di Te
(Madre Teresa di Calcutta)

L'uomo è irragionevole,
illogico, egocentrico:
non importa, aiutalo.

        Se fai il bene, diranno che lo fai
        per secondi fini egoistici:
        non importa, fa' il bene.

Se realizzi i tuoi obbiettivi,
incontrerai chi ti ostacola:
non importa, realizzali.

        Il bene che fai forse
        domani verrà dimenticato:
        non importa, fà il bene.

L'onestà e la sincerità
ti rendono vulnerabile:
non importa, sii onesto e sincero.

        Quello che hai costruito
        può essere distrutto:
        non importa, costruisci.

La gente che hai aiutato,
forse non te ne sarà grata:
non importa, aiutala.

        Da' al mondo il meglio di te,
        e forse sarai preso a pedate:
        non importa, dai il meglio di te.

Amen.

MADRE TERESA...LE SUE PAROLE

Se giudichi le persone, non avrai tempo per amarle.

Quanto meno abbiamo, più diamo. Sembra assurdo, però questa è la logica dell’amore.

Il male mette le radici quando un uomo comincia a pensare di essere migliore degli altri.

Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno.

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Cosa puoi fare per promuovere la pace nel mondo? Vai a casa e ama la tua famiglia.

Qual è la peggiore sconfitta? Scoraggiarsi!
Quali sono i migliori insegnanti? I bambini!

Io posso fare cose che non tu non puoi, tu puoi fare cose che io non posso. Insieme possiamo fare grandi cose.

Ama la vita e amala seppure non ti da ciò che potrebbe, amala anche se non è come tu la vorresti, amala quando nasci e ogni volta che stai per morire. Non amare mai senza amore, non vivere mai senza vita.

Non dobbiamo permettere a nessuno di allontanarsi dalla nostra presenza, senza sentirsi migliore e più felice.

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Non capiremo mai abbastanza quanto bene è capace di fare un sorriso.

Non so come sarà il cielo, ma so che quando si muore e arriva il momento in cui Dio ci giudicherà, lui non chiederà, “Quante cose buone hai fatto nella tua vita?”, e piuttosto chiederà, “Quanto amore hai messo in quello che hai fatto?”

Se non abbiamo pace, è perché abbiamo dimenticato che apparteniamo gli uni agli altri.

L’amore, per essere vero, deve costar fatica, deve far male, deve svuotarci del nostro io.

Non esiste povertà peggiore che non avere amore da dare.

Amare deve essere naturale, come respirare.

Essere non amati, non voluti, dimenticati. È questa la grande povertà, peggio di non avere niente da mangiare.

L’amore è l’unica risposta alla solitudine.

L’orgoglio annienta ogni cosa

La lebbra del mondo occidentale è la solitudine.

Anche se non apro bocca, posso parlarvi con gli occhi per una mezz’ora buona.. Guardandovi negli occhi posso dire se nel vostro cuore C’è pace oppure no. Ci sono persone che irradiano gioia, e nei loro occhi si vede la purezza. E vogliamo la calma della mente, osserviamo il silenzio degli occhi. Usate i vostri occhi per pregare meglio.

madre teresa sarà fatta santa il 4 settembre...

Il miracolo
La guarigione straordinaria attribuita alla futura Santa risale al 9 dicembre 2008 e riguarda un uomo, oggi 42enne
, entrato in stato di coma in sala operatoria per "ascessi multipli cerebrali con idrocefalo ostruttivo": a causa di problemi tecnici l'inizio dell'intervento dovette però essere posticipato di una mezz'ora e quando il chirurgo tornò in sala operatoria, trovò il paziente perfettamente cosciente, che gli chiedeva perché mai si trovasse lì... In seguito, venne rese noto che la moglie dell'uomo aveva chiesto ai suoi conoscenti di pregare la beata Teresa di Calcutta, della quale era devota. 

Il riconoscimento
Dopo un esame del caso condotto il 10 settembre 2015 dai sette membri della Consulta medica della Chiesa cattolica,
la scomparsa della malattia è stata dichiarata all'unanimitàscientificamente inspiegabile, dopo di che i consultori teologi- chiamati per prassi a dare il loro parere nei casi di canonizzazione - hanno riconosciuto "la perfetta connessione di causa ed effetto tral'invocazione univoca alla beata Madre Teresa e l'improvvisa guarigione"